Daihatsu Cuore in prova: il motore è ok

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Ho guidato la Daihatsu Cuore in prova su tre tipi di strade: urbana, extraurbana e autostrada. Ne desumo che il "mille" della Cuore è studiato e realizzato per soddisfare le esigenze di agilità, contenimento dei consumi, rispetto ambientale e prestazioni di una piccolina.

La configurazione è quella classica a 3 cilindri in linea (disposto trasversalmente), con monoblocco e testa in lega leggera, che assicura un peso contenuto, ma al tempo stesso una superiore robustezza.

Spinge piuttosto bene per essere un'utilitaria; certo che sui 120-130 km/h è un po' rumorosa: inadatta ai lunghi viaggi.

Comunque, è un propulsore "a corsa lunga" che rende disponibile una potenza di 51 kW (69,3 CV) a 6.000 giri, con una coppia motrice che vale 94 Nm a 3.600 giri. Un motore che si fa apprezzare per l'elasticità di marcia, ma che è grintosetto (stiamo parlando di un'utilitaria) quando sollecitato dal piede sull'acceleratore. L'abbinamento è sia con un cambio manuale a 5 marce (quello che ho provato io), preciso e rapido negli innesti, sia con un automatico (di cui nulla vi so dire: non l'ho provato), a gestione elettronica, a 4 rapporti.

Beve poco, e questo è davvero un bene visto che la benzina è alle stelle. La versione manuale richiede solo 4,4 litri di benzina verde per percorrere 100 km nel ciclo combinato, mentre la versione automatica ne richiede 5,5 litri per percorrere la stessa distanza nelle identiche condizioni. Emissioni di 104 gr/km di CO2 per la versione con cambio manuale e sui 129 gr/km per

la Cuore automatica. Entrambe sono anche dotate del sistema di "catalizzatore intelligente", esclusivo Daihatsu, che si autorigenera.

Insomma, si sente che c'è lo zampino del Gruppo Toyota. 

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